10 pensieri d’Alaska

La prima cosa è il silenzio: assordante.

La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce. La luce che non scende mai, che scalcia tra le nuvole perchè anche quest’anno è arrivato il suo ultimo mese di vita e cerca un uscita di scena dignitosa, un ricordo che accompagna la lunga notte artica.

La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce, la terza è il disprezzo della gente verso chi non parla la loro lingua, verso chi non ha una pistola in macchina, per se stessi, verso un corpo che continuano ad avvelenare di calorie finquando dell’aspetto umano rimane solamente poco sotto il grasso. Il disprezzo verso i nativi che soccombono sotto il prezzo dell’alcool, verso chi non ha conosciuto il buio del Texas del Nord

La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce, la terza il disprezzo, la quarta è un italiano che ha abbandonato tutto per trasferirsi nella base della US Air Force di Anchorage. Ventitre anni e oggi serve lo stato americano mentre in Italia i suoi amici maledicono la loro patria, ventitre anni e la responsabilità di controllare la vista dei piloti che sorvolano i cieli del Nord e che un giorno voleranno sopra qualche guerra lontano dai ghiacci dell’Alaska. Un italiano, ventitre anni e l’onore di essere fermato per strada da chi lo ringrazia di proteggere il loro paese che dista 3000 kilometri, 4 ore di volo dalla loro casa.

La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce, la terza il disprezzo, la quarta un italiano, la quinta è la depressione che viene e va insieme alle nuvole che oscurano il sole. La gioia infinita di una mattina di sole che presto diventa un nubifragio di pensieri verso il cielo scuro e pauroso che copre ogni riflesso con un ombra costante. Poi di nuovo sole e di nuovo pioggia, poi le stelle e ancora pioggia finchè non diventa neve e poi nulla, solo buio e ghiaccio. La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce, la terza il disprezzo, la quarta un italiano, la quinta la depressione, la sesta è il selvaggio che provo ad affrontare senza una chiara preparazione. La tenda troppo piccola e fredda per passare la notte nelle terre del nord, le zanzare che oscurano la vista e un rumore vicino il mio accampamento. Il cuore si ferma e il corpo rimane vigile ed immobile cercando di capire da cosa sia provocato quel rumore. Il nylon che oscilla e il pensiero che quel panino abbia attirato qualcosa che non conosco e che posso affrontare senza movimenti e con il cuore fermo. Poi solo stanchezza e un riposo felino nella terra selvaggia. La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce, la terza il disprezzo, la quarta un italiano, la quinta la depressione, la sesta il selvaggio, la settima è la strada deformata dalla neve che cade durante la grande notte. Le miglia, il nulla, le foto, la pioggia, i motel frequentati da pescatori di salmone che risalgono il fiume la domenica. Ogni tanto la strada e il cielo si apre e si scopre un mondo grandioso di vette innevate e valli rosse d’autunno, a volte la costa.

La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce, la terza il disprezzo, la quarta un italiano, la quinta la depressione, la sesta il selvaggio, la settima la strada, l’ottava è un libro che racconta il viaggio in queste terre di un ragazzo che cercando la libertà ha trovato la morte solitaria. Una storia estrema che ha più il sapore della follia che quello dell’impresa, raccontata con parole brillanti che si lasciano seguire con trasporto e passione fino all’ultima pagina letta senza tregua la notte nel selvaggio. Poi guardarsi intorno e capire che la natura è come la legge e non ammette ignoranza. La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce, la terza il disprezzo, la quarta un italiano, la quinta la depressione, la sesta il selvaggio, la settima la strada, l’ottava un libro, la nona è la libertà assoluta di fare, di andare, di pensare. La libertà di non parlare, di camminare finchè c’è luce, di dormire su un terreno morbido, di bere e di fumare, la libertà di sentirsi libero e la libertà di tornare nel proprio mondo per averlo scelto. La prima cosa è il silenzio, la seconda la luce, la terza il disprezzo, la quarta un italiano, la quinta la depressione, la sesta il selvaggio, la settima la strada, l’ottava un libro, la nona la libertà, la decima sono io. Solo, in Alaska.

(liberamente tratto da Oceanomare, Baricco)



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