Il mio viaggio in treno
May 23rd, 2008Eccomi ad attraversare l’India su un giaciglio di vecchi lenzuoli ammassati tra i bagni del treno. 24 ore di viaggio per raggiungere Chennai, il nostro passaporto per le isole Andamane. Dalla nostra situazione di lista d’attesa abbiamo ottenuto solamente un posto a sedere per due persone. Fabio, come si suol dirsi, se ne è sbattuto il cazzo e se la dorme beato in cuccetta mentre io sono a scrivere queste pagine seduto sul ricordo di un letto.
Al momento ho capito come un lenzuolo aperto sia un cuscino migliore di uno ben stirato, ma ho capito anche che spesso sono queste le situazioni che in viaggio ti fanno pensare. Non c’è panorama, tramonto o tempio che regga il confronto con qualche ora di estremo disagio per farti saltare alla mente i pensieri più strani. Spesso solo rabbia. Accecante. Altre volte il primo pensiero arriva a casa, a quanto sia facile e confortevole la mia cara vita di Roma, di quanto la apprezzi ogni giorno ma altre volte molto di più.
Oggi in particolare metto in paragone. Credo io di poter immaginare, a grandi linee, ciò che sta facendo in questo momento un qualche mio amico di Roma ma sicuramente lui non può pensare che io in questo momento sono sdraiato per terra su un treno indiano. Come io stesso non potevo pensare qualche mese fa di dover affrontare un giorno il problema delle sanguisughe, credo che oggi chi pensi a me in viaggio forse avrà in mente solo immagini positive e luoghi bellissimi. Non dico che sia sbagliato. Penso sia un dato di fatto.
Viaggiare è un po’ un condensato della vita. È un susseguirsi di emozioni positive e negative che lasciano poco tempo per essere metabolizzate. È come la vita solo tutto più veloce. C’è l’emozione del nuovo e la noia dei tempi morti, l’interesse nel conoscere nuovi amici ed il lutto della separazione, il gusto per un espresso e il fastidio di chi in continuazione ti chiede qualcosa. Per tornare quindi al punto di prima, intendevo dire che in viaggio capitano cose che non ti aspetti, come dormire per terra e sentirsi l’ultimo tra gli indiani, per cui nessuno potrebbe immaginarlo dalla lontana Italia, dove i problemi sono tutt’altri. Quindi io a cercare riposo facendo passare la notte e qualcun altro a cercare di portare la termine la giornata di lavoro e godersi il finesettimana. Stessa cosa solo tutto più rapido.
Domani andiamo alle isole Andamane dove il paesaggio è migliore delle Maldive e dove vivono le uniche tribù di uomini il cui DNA non è mai stato contaminato dall’esterno. Alcuni di questi gruppi accolgono gli stranieri lanciando loro sassi e boccacce perché rappresentano il male. Io ve l’ho detto. Adesso vediamo che succede..


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