Un viaggio schizofrenico

August 24th, 2009

Davvero non so in quale altro tempo sarebbe stato possibile realizzare il viaggio che oggi sto facendo. Sono partito i primi di agosto in direzione New York  con l’intenzione di incontrare dopo qualche giorno in Costarica sia Fabio che Karim, provenienti rispettivamente uno da Panama e uno da un lungo viaggio in bus dal Messico attraverso Guatemala, Nicaragua, Salvador e Honduras. Se non fosse stato per l’incompetenza degli aeroporti di Roma, che nel giorno più caldo dell’esodo estivo hanno mandato in tilt i terminali obbligandomi a fare ore di ritardo e perdere i voli successivi, non avrei avuto nulla di cui lamentarmi e tutto sarebbe stato più facile ed economico. Purtroppo così è andata e nonostante un paio di cento euro perse a causa dello spietato gioco delle coincidenze, con un giorno di ritardo ci siamo incontrati tutti e tre a bere una fresca Imperial in un bar di Puerto Viejo, come fosse la cosa più naturale del mondo. La stagione delle piogge però non è stata tanto clemente con noi e, sebbene un’inaspettata giornata di sole, in poche ore abbiamo deciso di spostarci ancora più a sud, a Panamà in cerca delle isole di San Blas di cui avevamo sentito raccontare solamente delle belle storie e una leggenda che parlava di un microclima differente in quell’arcipelago a poche ore dalla Colombia. Ci mettiamo quindi in marcia di mattina con in mano un numero di telefono e tanta speranza, la direzione è Panama City dove una jeep ci avrebbe aspettato per portarci nella Comarca di Kuna Yala e, come capita solo quando il destino ti assiste, nel giro di 24 ore, 3 bus, 1 jeep e una barca fatiscente ci siamo ritrovati su l’isola, il posto che tutti sognano e che non sanno dove cercare, una piccola spiaggia emersa nel mar dei caraibi ricoperta di palme da cocco e non più di dieci capanne. Davanti a noi un’altra isoletta e davanti a questa ancora un’altra e così via fino ad arrivare a 365 isole, solo sabbia e cocco, lontani dal mondo e vicini alla Colombia. Mancano allora quasi dieci giorni di viaggio e siamo sempre più dalle parti dell’equatore, per lo meno siamo ancora in America Centrale che non è un continente sterminato ma sempre troppo grande per poterlo attraversare in dieci giorni senza pensare di non riuscire a viverlo in così poco tempo. Intanto siamo rimasti in due e tornati in città ci affidiamo all’invenzione più utile creata dall’uomo e su internet troviamo tutte le risposte al nostro desiderio continuo di viaggiare, di spingerci sempre più in la e, possibilmente, evitare di prendere altra pioggia: la California. Per poco più di cento euro, cosa impensabile pochi anni fa, saliamo su un volo che in otto ore ci porta a Los Angeles dopo un piccolo scalo a Denver, dove per una cifra irrisoria abbiamo prenotato una macchina cabrio che ci porterà a giro per gli Stati Uniti. Un viaggio schizofrenico che però vale la pena di vivere.

San Blas

August 20th, 2009

La Comarca di Kuna Yala è un lembo di terra sulla costa atlantica del Panama di cui fanno parte le 365 isole che formano l’arcipelago di San Blas, a poche ore di navigazione dalle coste di Cartagena in Colombia e forse uno dei posti più belli al mondo dove scappare e godere del sole dei caraibi. In questo luogo remoto vivono i Kuna, l’unica comunità indigena del Panama che nel tempo è riuscita ad organizzarsi con un proprio sistema politico e sociale che garantisce ai Kuna una propria autonomia e la possibilità di preservare le proprie terre dalla speculazione americana ben visibile nel resto del paese. Delle centinaia di isole la maggior parte di queste non sono altro che una piccola distesa di sabbia ricoperta di palme da cocco, i cui frutti fino a non molto tempo fa costituivano la sola merce di scambio per i Kuna, e solo 50 di queste isole sono stabilmente abitate da piccole comunità o da famiglie dedite alla pesca e ad accogliere i turisti che da pochi anni iniziano a scoprire le meraviglie di questa parte di mondo.

Lamerica

August 9th, 2009

Lamerica. Potresti raccontarla per stereotipi e non rischieresti di essere mai banale. Potresti parlare di quelle famiglie del sud italia che caricano le valige dei propri figli di salumi e formaggi per ingraziarsi lo zio che inamerica ha trovato fortuna. Un mito senza tempo, lo zio d’america di cui si raccontano ricchezze e bontà d’animo, del quale si parla con rispetto ed un pizzico d’invidia e soprattutto si aspetta il momento in cui poter spedire qualche settimana i figli con la speranza che l’amore parentale obblighi lo zio a trovare una via d’uscita anche per quei nipoti mai visti e conosciuti.

Lamerica però potresti anche non raccontarla perché pur non essendoci mai stati Lamerica tutti la conosciamo bene. La Fifth Avenue, TImes square, il nero che balla l’hip hop e i suv che intasano le strade. Poi Broadway, il ponte di Brooklyn e il Madison Square Garden, i taxi giallo guidato dal Sikh con il turbante celeste e le vetrine di Tiffany nel cuore di Manhattan. Conosciamo tutto del Lamerica e a New York quasi sembra di sentirsi a casa seppure in realtà non c’è niente di più diverso e lontano da casa. Solo qualche ora, troppo poco per raccontarla Lamerica ma forse abbastanza per sentire di farne parte. Un poco.

P.S. in via del tutto straordinaria lamiaasia questo mese si trasferisce nelle americhe proseguendo il suo lavoro di foto, video e scritti con la speranza che qualcuno ancora ci segua con piacere. Si parte dal costarica per poi sconfinare in panama e risalire su fino in messico. stay tuned..