Un viaggio schizofrenico
Davvero non so in quale altro tempo sarebbe stato possibile realizzare il viaggio che oggi sto facendo. Sono partito i primi di agosto in direzione New York con l’intenzione di incontrare dopo qualche giorno in Costarica sia Fabio che Karim, provenienti rispettivamente uno da Panama e uno da un lungo viaggio in bus dal Messico attraverso Guatemala, Nicaragua, Salvador e Honduras. Se non fosse stato per l’incompetenza degli aeroporti di Roma, che nel giorno più caldo dell’esodo estivo hanno mandato in tilt i terminali obbligandomi a fare ore di ritardo e perdere i voli successivi, non avrei avuto nulla di cui lamentarmi e tutto sarebbe stato più facile ed economico. Purtroppo così è andata e nonostante un paio di cento euro perse a causa dello spietato gioco delle coincidenze, con un giorno di ritardo ci siamo incontrati tutti e tre a bere una fresca Imperial in un bar di Puerto Viejo, come fosse la cosa più naturale del mondo. La stagione delle piogge però non è stata tanto clemente con noi e, sebbene un’inaspettata giornata di sole, in poche ore abbiamo deciso di spostarci ancora più a sud, a Panamà in cerca delle isole di San Blas di cui avevamo sentito raccontare solamente delle belle storie e una leggenda che parlava di un microclima differente in quell’arcipelago a poche ore dalla Colombia. Ci mettiamo quindi in marcia di mattina con in mano un numero di telefono e tanta speranza, la direzione è Panama City dove una jeep ci avrebbe aspettato per portarci nella Comarca di Kuna Yala e, come capita solo quando il destino ti assiste, nel giro di 24 ore, 3 bus, 1 jeep e una barca fatiscente ci siamo ritrovati su l’isola, il posto che tutti sognano e che non sanno dove cercare, una piccola spiaggia emersa nel mar dei caraibi ricoperta di palme da cocco e non più di dieci capanne. Davanti a noi un’altra isoletta e davanti a questa ancora un’altra e così via fino ad arrivare a 365 isole, solo sabbia e cocco, lontani dal mondo e vicini alla Colombia. Mancano allora quasi dieci giorni di viaggio e siamo sempre più dalle parti dell’equatore, per lo meno siamo ancora in America Centrale che non è un continente sterminato ma sempre troppo grande per poterlo attraversare in dieci giorni senza pensare di non riuscire a viverlo in così poco tempo. Intanto siamo rimasti in due e tornati in città ci affidiamo all’invenzione più utile creata dall’uomo e su internet troviamo tutte le risposte al nostro desiderio continuo di viaggiare, di spingerci sempre più in la e, possibilmente, evitare di prendere altra pioggia: la California. Per poco più di cento euro, cosa impensabile pochi anni fa, saliamo su un volo che in otto ore ci porta a Los Angeles dopo un piccolo scalo a Denver, dove per una cifra irrisoria abbiamo prenotato una macchina cabrio che ci porterà a giro per gli Stati Uniti. Un viaggio schizofrenico che però vale la pena di vivere.


